lunedì 12 maggio 2008

PROTEGGIAMO I NOSTRI BAMBINI - NECESSARI PROVVEDIMENTI ADEGUATI


Una lettera scarlatta virtuale : Un marchio infamante colpisca chiunque insidia l’infanzia
L’avvincente romanzo di Nathaniel Hawthorne, poi tradotto in un film di discreto successo, è una denuncia dell’intolleranza, poiché la “A” scarlatta marchiava l’adultera e, se a volte poteva diventava una tragica infamia, rappresentava sempre una punizione disumana (l’adulterio, reato demodé, si risolve altrimenti).
Però, a volte e per reazione indignata, viene il desiderio di immaginare un modo di rendere immediatamente riconoscibili gli individui che si macchiano di infamie e reati violenti quali la pedofilia, l’abuso, il rapimento contro i bambini o addirittura i neonati.
Il fatto più recente accaduto a Napoli ieri sera. Ed è proprio uno di quelli che suscita orrore e sdegno .
La cronaca, e non la nostra ancestrale paura di ciò che perseguita da sempre l’immaginazione di genitori e di famiglie, registra un fatto realmente accaduto a Napoli, Via Principe di Napoli, a Ponticelli. Una rom si è introdotta in un appartamento e ha rapito una neonata dal suo seggiolone. Fortunatamente la mamma è riuscita a raggiungerla in tempo ed ha ripreso la sua bambina.
Sono fatti che non possiamo accettare, sono evidenze che smentiscono la politica, buonistica, della giustizia all’insegna del “cittadini arrangiatevi”. Sia detto chiaramente:non possiamo e non intediamo CHIEDERE di marchiare, con una lettera scarlatta la fronte di pedofili, rapitori, violentatori di bambini. Però è necessario creare intorno al nostri bambini una barriera protettiva che scoraggi al massimo l’intenzione criminosa. Se accade che anche i famiglia ci siano abusi si intervenga, perché è possibile farlo.
Ma non possiamo accettare che si continui a generalizzare e a calunniare le famiglie per proteggere i veri delinquenti. Facciamo presto.


-->

lunedì 28 aprile 2008

Allarme ALCOLICI tra i giovanissimi


La diffusione dell’alcolismo tra i ragazzi e le ragazze è allarmante. Quando ne parlavo in classe mi rispondevano : è normale, si esce con gli amici e fa parte del divertimento.
Durante le gite scolastiche, sia in Italia sia all’estero, la prima cosa che facevano le ragazze (spesso più disinvolte dei maschi nella caccia al supermercato più vicino all’albergo) era infilarsi nel negozio per fare scorta di birra e superalcolici. Non è carino andare a controllare studenti in gita nelle loro camere, ma le famiglie ci considerano responsabili in toto di quello che accade, e siccome si rischia anche il coma etilico, è a volte necessario fare parti antipatiche. E non parlo in linea teorica. In un dopocena di un viaggio a Venezia, con ragazzi di 15 e 16 anni, ho “sequestrato” in una camera dove si erano radunati una decina di bottiglie di vodka e altri liquori dolci e secchi. Ma siccome la direzione dell’albergo ci controllava tutti come malfattori potenziali e nutriva diffidente ostilità per gli studenti, non volendo smascherare i ragazzi e consegnarli alla pubblica riprovazione ho infilato il corpo del reato in un capiente portaombrelli di un corridoio fuori tiro. Forse sono ancora là. A Firenze invece comprarono i boccioni di presunto chianti da 5 litri. Altra performance. (Che stress le “gite”).
Questi sono episodi, comunque indicativi; la situazione gita è comunque eccezionale e non si deve generalizzare. Invece, purtroppo, capita che qualche ragazzo beva anche di mattina ed arrivi a scuola praticamente ubriaco, ma svia le domande dicendo di avere mangiato qualcosa che gli ha fatto male.
L’abuso di alcool è un dato di fatto e i recenti dati dicono che riguarda di più le ragazze dei maschi (Io spero che la differenza sia rapportabile anche al diverso modo di affrontare il problema, forse le ragazze ammettono o si preoccupano di più della salute? Difficile a dirsi)
Ma prima ancora di interrogarsi sui possibili perché, che devono ovviamente essere esaminati, penso che la questione di base riguardi l’indifferenza dei ragazzi al problema.
Tutti loro sanno che l’alcool fa male, anche quelli che ne abusano di frequente e bevono come se fosse un rito sociale a cui non ci si può sottrarre, pena l’esclusione.
E di fronte all’allarme ignorano e minimizzano o comunque non rinunciano.
Perché?


-->

sabato 1 marzo 2008

Scuola per domani

Non dimenticate la scuola
Sto pensando che il fervore della campagna elettorale è alla ricerca di promesse da fare, di speranze da solleticare, di lusinghe con cui allettare i recalcitranti potenziali elettori.
Prima che tutto questo fervore creativo-vulcanico si spenga verrebbe voglia di dare suggerimenti e consigli. Anzi molti sollecitano a farlo. Ma rimane sempre l'ombra del dubbio; le richieste serviranno solo a creare nuovi slogan?
Purtroppo questo è possibile.
Nel frattempo rileviamo che la promessa di un tono rispettoso tra i contendenti sembra attuarsi attraverso la scelta del tono malignetto-acidino che di rispettoso non ha nulla, ma di salottiero-chicchettoso invece ha assai... assai.
E mi sorprendo a pensare che invece preferirei un bel diverbio dai toni accesi, ma dai contenuti belli polposi e sostanziosi, magari su argomenti che investono il futuro del paese.
Quindi mi chiedo... ma sulla SCUOLA? nessuno dice praticamente nulla? Insieme all'Economia, alla Sanità e poche altre cose la Scuola non è forse praticamente la nostra carta di identità? Non è quella in cui la nostra tradizione storico-culturale ha radici assolutamente autoctone, prestigiose, irripetibili?
Allora diciamone qualcosa. Ma subito; prima che si ricomponga la normale quotidianietà delle sedute parlamentari ad aula vuota, prima delle elezioni. Altrimenti continueremo solo a parlare del debito in matematica, dei temi della maturità, dell'obbligo-non obbigo di religione, del voto di condotta, del bullismo a macchia di leopardo e... del caro libri.